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Tai Chi per
muoversi meglio C’è chi lo considera uno sport come un altro, chi una forma di meditazione. Il Tai Chi Chuan arriva dall’Oriente ed è tutto questo e molto altro: nasce come arte marziale, ma è intriso dei principi della filosofia taoista e della medicina tradizionale cinese. Forse anche per questo ha finito per essere messo alla prova come rimedio da medici del Tufts-New England Medical Center di Boston e del Laboratorio di Biomeccanica Clinica e Riabilitazione dell’Università dell’Illinois a Chicago. Il Tai Chi è stato sperimentato in pazienti con artrite reumatoide o artrosi e ha dato ottimi risultati: la pratica assidua ridurrebbe il dolore e la disabilità motoria dovuta alle malattie, migliorando pure l’umore dei pazienti. Ed è un «farmaco» senza effetti collaterali, come scrivono gli autori sulle pagine della rivista Medicine and Sport Science che a giugno pubblica le due sperimentazioni. Due studi Movimento – «Non
so se il Tai Chi sia davvero il meglio per i pazienti, soprattutto per
quelli
che soffrono di artrite reumatoide che sono comunque soggetti molto
delicati:
in genere tendo a non fidarmi troppo quando si tratta di studi con un
numero
così esiguo di pazienti», interviene Maurizio
Cutolo, direttore della Clinica
Reumatologica del Dipartimento di Medicina Interna
dell’Università di Genova.
«Detto questo, il concetto di base è comunque
veritiero: i pazienti con
patologie reumatologiche non devono mettersi sotto una campana di vetro
e
smettere di muoversi. L’inattività fa male,
perché un minor tono muscolare si
associa a una minore elasticità e sensibilità
delle articolazioni». Peccato che
l’importanza del moto non sia stata granché
recepita dai pazienti, soprattutto
da quelli italiani: lo studio Quest-ra sul livello di
attività fisica nei
malati di artrite reumatoide, condotto in 25 Paesi e pubblicato nel
gennaio
2008, ha relegato l’Italia al penultimo posto per numero di
pazienti che si
dedicano con regolarità all’esercizio.
«Un errore davvero: per quanto le
articolazioni siano infiammate, utilizzarle con criterio non
può fare altro che
bene», osserva Cutolo.
«L’attività di rieducazione al movimento
deve essere
assistita e specializzata, soprattutto in caso di malati fragili come i
pazienti con artrite reumatoide. Poi, ben venga il Tai Chi: se ne
può trarre
sicuramente beneficio, soprattutto se lo si apprezza e si crede nelle
sue
qualità». Elena
Meli
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